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Paulien Dresscher ha scritto un interessante post sul blog del Masters of Media dell’Università di Amsterdam. Ha descritto e confrontato due modelli di produzione cinema 2.0: l’ormai famoso progetto A Swarm of Angels di Matt Hanson ed il meno conosciuto Four Eyed Monsters di Susan Buice e Arin Crumley.

Di seguito alcuni estratti dal post (traduzione mia).

A Swarm of Angels è il primo progetto di film open source. Esso è interamente concepito, assemblato e distribuito su Internet e lo scopo è di raggiungere 50.000 sottoscrizioni individuali (lo sciame, the swarm) ciascuno dei quali contribuisca con 25£ alla produzione. L’idea generale è che ogni sottoscrittore possa far parte del processo decisionale o od anche artistico, se sufficientemente competente o dotato di talento. […]

Il sistema usato per produrre il film è semplice:

1. Partenza del progetto. Ricercare collaboratori. Creare e pubblicizzare materiale per il marketing. Trovare i primi 1000 supporters nella blogosfera e nelle “giuste” comunità online. Sviuppare il progetto el’infrastruttura. Partire con lo sviluppo della sceneggiatura. Aprire il progetto ad altri membri.

2. Film. Collaborazione. Sviluppare la sceneggiatura utilizzando un wiki. Troupe attraverso lo sciame. Trovare finanziamenti per la pre-produzione/produzione/post-produzione. Creare marketing e materiali finali.

3. Flusso. Materiali principali. Materiali di supporto. Pubblicizzare. Masterizzare.Upload. Download. Visione. Remix. Condivisione.[…]

A Swarm of Angels vuole sfruttare il crescente potere della blogosfera e del Web sociale per sperimentare la collaborazione di massa e promuovere le licenze Creative Common’s. Si vuole creare un nuovo modello di filmmaking in cui non vi è la necessità di sistemi di protezione antipirateria ed in cui la distribuzione potrà essere tranquillamente effettuata tramite podcast o tramite protocolli tipo BitTorrent. Una volta che il film sarà finito, sarà gratuitamente distribuito via Internet. I membri hanno già deciso che eventuali extra-profitti saranno utilizzati per sviluppare il prossimo progetto. […]

Un progetto di cinema 2.0 totalmente differente è Four Eyed Monsters. Autori di questo progetto sono Susan Buice e Arin Crumley ed è interamente finanziato tramite carte di credito di diverse compagnie.

Mentre lavorano al film, mostrano gli episodi su MySpace TV e alla fine l’intero film sarà messo online su YouTube e MySpace. Secondo il loro sito, www.foureyedmonsters.com, sono attualmente in debito di 100.000 dollari. Ora stanno utilizzando Internet come sistema per racimolare fondi grazie ad una community. Hanno fatto un accordo con http://www.spout.com che prevede un dollaro per ogni sottoscrittore del sito giunto attraverso il link http://www.spout.com/foureyedmonsters . Il contatore segna già 47.325 sottoscrittori (n.d.t. alla data dell’8 novembre 2007) e le loro prime tre carte di credito hanno potuto essere distrutte (operazione naturalmente filmata e postata).

Un’altra strada che i due filmmakers hanno utilizzato per pubblicizzare il loro film è incoraggiare gli utenti a richiedere una proiezione, e se abbastanza persone in un posto particolare richiedono il film i produttori organizzano una proiezione. Hanno già organizzato una proiezione a New York e naturalmente in Second Life. Incoraggiano anche i videobloggers a a commentare il loro film, per costruire una ancor più grande comunità di interesse intorno al film.

Interessante è il collegamento presente sul loro sito, http://bravenewtheaters.com/. Questa è una iniziativa che permette ad ogni filmmaker indipendente di inviare il suo film in cerca di piccole sale, alle volte con un solo posto (!) per proiettare il suo film. […]

La grande differenza tra il progetto Swarm of Angels e Four Eyed Monsters è che nel secondo caso il […] loro pubblico è parte in causa solo nella distribuzione, non nella parte creativa.

 

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…The Matrix come esempio di narrazione transmediale, ovvero come una storia raccontata su diversi media, per la quale ogni singolo testo offre un contributo distinto e importante all’intero complesso narrativo. nel modello ideale di narrazione transmediale, ciascun medium coinvolto è chiamato in causa per quello che sa fare meglio — cosicché una storia può essere raccontata da un film e in seguito diffusa da televisione, libri e fumetti; il suo mondo potrebbe essere esplorato attraverso un gioco o esperito come attrazione in un parco-divertimenti. […]

…al momento non abbiamo ancora a disposizione dei validi criteri estetici per giudicare opere transmediali  […]

Molti critici cinematografici sono abituati a pensare in termini di strutture narrative tradizionali e sempre più spesso parlano di collasso della narrazione. […] Stiamo piuttosto assistendo all’emergere di nuove strutture narrative, che si complicano ampliando la gamma di possibilità del racconto anziché tracciare un percorso lineare con un inizio, un centro e una fine. […]

…il centro dell’attenzione di Hollywood si è spostato dalle storie come generatrici di idee filmiche ai personaggi che possono sostenere dei sequel ai mondi che possono dispiegarsi su più piattaforme mediatiche.

Henry Jenkins, Cultura convergente, Apogeo, 2007