The West Side: frammenti di un’intervista

ottobre 10, 2007

Riporto di seguito qualche stralcio dell’intervista (traduzione mia) che Jason Mittel del Convergence Culture Consortium (C3) dell’MIT ha fatto a Ryan Bilsborrow-Koo e Zachary Lieberman, giovani filmmakers autori del western urbano The West Side, una “online serialized novel” in dodici puntate di cui sta per uscire il secondo episodio. L’intervista integrale in inglese, divisa in quattro parti, si può trovare seguendo i link presenti a fine post. Per chi fosse interessato a sapere qualcosa sugli aspetti tecnici (tecnologie e software utilizzati) può leggere questo blog dei due autori.

update: sulla proliferazione delle online video series un post di Sam Ford  del C3


 

The West Side: un’intervista con gli autori

Questo luglio Ryan Bilsborrow-Koo e Zachary Lieberman hanno lanciato un ambizioso film seriale online chiamato The West Side. Piuttosto che cercare di attirare l’attenzione su YouTube, questi due giovani filmmakers, che si sono incontrati nei giorni del loro lavoro a MTV, stanno provando ad offrire qualcosa di innovativo secondo il loro stile, creando un western urbano visivamente ricco e dall’atmosfera sospesa. […] Gli autori parlano molto dei problemi intorno ai convergent media –narrazione serializzata, strategie di distribuzione innovativa, promozione virale–ma li pongono nel contesto dei creatori ambiziosi che tentano di realizzare qualcosa di nuovo piuttosto che un qualcosa tipo “mordi e fuggi”.

JM: Per iniziare potreste parlarci delle origine del progetto The West Side? Quali erano i vostri obbiettivi iniziali e come siete partiti con il processo di pre-produzione?

RBK: Chiunque appartenga al mondo dei film indipendenti sa che il Digital Video è stato in quest’ultimo decennio lo strumento rivoluzionario per il filmmaking— economico, pronto all’uso, facile da editare — ma ciò non è stato sufficiente a rendere il filmmamking realmente “democratico” non essendoci una strada realmente fattibile per la distribuzione libera via internet. Mentre il DV è risultato essere un formidabile passo in avanti per il giovane autore dal lato della produzione, c’erano ancora troppi ostacoli per portare il film di fronte ad un pubblico reale per far sì che fosse possibile per chiunque fare e distribuire un film. Una volta che il video online ha preso piede, Zac ed io abbiamo visto l’opportunità di dimostrare la nostra abilità di filmmaker senza preoccuparci dei costi e degli oneri della distribuzione tradizionale. Abbiamo visto che potevamo produrre qualcosa in maniera indipendente con il nostro equipaggiamento, nel nostro tempo libero, senza indebitarci e distribuendolo in maniera gratuita. […]

JM: Ho visto che vi riferite al progetto come un “programma televisivo online”. Come lo vedete correlato con la TV, con il cinema o con gli altri media? E’ un prodotto televisivo di per sé o è solo un’etichetta di convenienza per designare una narrazione ad episodi?

RBK: La vedo essenzialmente come un’etichetta di convenienza — ci siamo riferiti a The West Side anche come un romanzo seriale, ed inoltre mi piace vederlo come una versione moderna dei vecchi giornaletti a fumetti che mio padre leggeva da bambino. […] Ma il panorama televisivo sta cambiando — negli ultimi tempi nella TV mainstream sono sempre più comuni i serial “tipo sceneggiato”, dove ogni stagione segue un unico lungo filo narrativo a differenza dei telefilm in cui ogni episodio è una storia a sé stante. Questo è parzialmente dovuto ad un’audience più sofisticata ed anche al fatto che i telespettatori più fedeli possano seguire tutti gli episodi anche grazie a TiVo ( ndt: videoregistratore digitale programmabile molto famoso negli Stati uniti) ed alla ritrasmissione online […] Così anche se mi sarebbe piaciuto essere considerato un antesignano della serializzazione di un film — è già stato fatto varie volte nel passato — penso che stiamo solamente seguendo un andamento generale in favore di narrazione visive serializzate e con trame intricate.

JM: […]C’è spazio per cambiamenti nella storia e nello stile in base a suggerimenti da parte degli spettatori o vi sentite vincolati dalla vostra visione dell’opera?

RBK: Il feedback degli spettatori finirà per influenzare la serie, in termini di ritmo, facendo diventare alcuni personaggi più o meno importanti, modificando musiche o stili visivi ecc. ma in termini dell’intero racconto di 12 episodi tutto è già stato scritto.[…]

JM: […] in un cultura in cui tutto è acquistabile e scaricabile noi siamo meno inclini a voler aspettare che i content-provider ci offrano una nuova puntata, così come vogliamo la prossima uscita on demand.[…] La serializzazione implica che l’intervallo tra gli episodi sia più lungo che gli episodi stessi – senza una chiara programmazione, non pensate che gli spettatori potrebbero, in attesa delle nuove puntate, perdere interesse? Potrebbe il clamore per il progetto raggiungere il suo massimo troppo presto, frustrando gli spettatori nell’attesa di un nuovo episodio?

ZL: Il buon senso ci dice che una programmazione con episodi “sparsi”affossa l’entusiasmo del telespettatore più fedele. E sì, sicuramente ci abbiamo pensato e ce ne siamo preoccupati . Ma sfortunatamente è la realtà della nostra produzione. Abbiamo pensato che una programmazione intermittente fosse meglio che aspettare un anno intero per finire la produzione quando si sarebbe potuto in teoria utilizzare questo periodo per fare qualcos’altro. Noi vorremmo realizzare gli episodi il prima possibile, e lo faremo. Ma siamo solo in due, ed il tutto richiede tempo. […] Lavoreremo il più duramente possibile per far sì che ogni episodio sia buono abbastanza da invogliare la gente a tornare!

JM: Avete scelto sia la produzione indipendente, e questa è una cosa comune oggigiorno, sia una distribuzione indipendente piuttosto che passre per YouTube, Google Video ecc. Qual è la ragione di questa scelta e quali ne sono i vantaggi e gli svantaggi?[…]

ZL: Ci sono diverse ragioni per le quali ho spinto per questa scelta.

Io voglio mantenere il controllo visivo sul “mondo” che noi speriamo di creare con la serie.

Abbiamo realizzato il sito web da soli e speso molto tempo per realizzarlo esattamente come lo volevamo in modo che servisse allo scopo prefisso: postare e catalogare i nostri episodi, bloggare, commentare gli episodi ecc. Ed è anche più facile monitorare le statistiche del nostro video se è questo è localizzato in un unico sito.

Abbiamo preso questa decisione anche perché non volevamo pubblicità – al massimo una “sponsorship”, ma niente banner o pubblicità testuale. E se noi non vogliamo fare soldi col progetto, vogliamo che nessun altro ci guadagni su.

Alcuni network di distribuzione video hanno fatto un eccellente lavoro in termini di qualità video con i flash video, ma quelli di cui parli non hanno attualmente la performance che noi vogliamo. La banda e lo storage stanno diventando più economici […] ma abbiamo speso così tanto tempo lavorando sulle nostre immagini che sarebbe un peccato lasciare che un cattivo servizio rovinasse il nostro lavoro. Non vuol dire che al momento giusto non utilizzeremo i grandi network di distribuzione ma vedo la loro utilità più in termini di strumenti promozionali che indirizzino il traffico verso il nostro sito. Una volta che avremmo sufficiente contenuto abbiamo in programma di produrre un trailer […]

The West Side: An Interview with the Creators (1/4)

The West Side: An Interview with the Creators (2/4)

The West Side: An Interview with the Creators (3/4)

The West Side: An Interview with the Creators (4/4)

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